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SERIE D GIRONE E - 1a giornata

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Trent'anni fa il capolavoro di Menchino Neri. Fascia al braccio e uno stadio in delirio

Correva l'anno 1985: la nevicata del secolo, We Are The World cantata ovunque, il Verona campione d'Italia. Domenica 9 giugno gli italiani dovettero recarsi alle urne a votare per il referendum sulla scala mobile. Gli aretini andarono anche allo stadio a sostenere la squadra contro il Campobasso: serviva una vittoria per la salvezza. Quello che successe è diventato leggenda



l'esultanza di Menchino Neri dopo il gol in rovesciataCorreva l'anno 1985. Era il 9 giugno. Il presidente dell'Arezzo si chiamava Narciso Terziani. La squadra giocava in B. In panchina sedeva Pinella Rossi perché la stagione non era filata via granché e ci avevano già rimesso il posto Riccomini e Chiappella. Eppure nel campionato precedente gli amaranto erano arrivati al quinto posto, avvicinando la promozione in serie A come mai nella storia. Ma due tornei consecutivi senza qualche rogna ad Arezzo sono impossibili, così l'annata successiva subì qualche intoppo.

1985, dunque. Con la nevicata del secolo a gennaio. Con We Are The World cantata in tutto il mondo insieme a Michael Jackson e Lionel Richie, con il Verona campione d'Italia e la terribile strage dell'Heysel. Al fatidico 9 giugno si giunse con le urne aperte: gli italiani erano chiamati a rispondere sì o no al referendum sul taglio dei punti della scala mobile. Pci e Msi stavano dalla parte del sì mentre Dc, Psi e tutto il resto dell'arco costituzionale votavano no. E il no vinse con il 54,3%.

Al Comunale, quella domenica, si presentò il Campobasso. Era la penultima di campionato: Taranto e Parma erano già retrocesse, mancavano le altre due da spedire in C. La situazione era questa: terz'ultime Arezzo e Padova a quota 32, poi Varese, Cagliari, Bologna, Catania, Samb e Cesena 33, Campobasso e Monza 34. Un guazzabuglio incredibile, con mille incroci e mille combinazioni possibili. 

L'Arezzo doveva vincere senza se e senza ma per continuare a sperare, con la trasferta di Pisa all'orizzonte. Allo stadio c'era un'aria tesa che si tagliava a fette. In campo, con la maglia numero 8 e la fascia di capitano al braccio, caracollava Domenico Neri.

Trent'anni dopo, rivivere ciò che il dio del calcio aveva preparato per Menchino quel giorno, fa scorrere i brividi sulla pelle.

 

scritto da: Andrea Avato, 09/06/2015





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